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MICOL CARLI “Fragili parole”

Ferrarese di nascita, Micol Carli esordisce come batterista all’età di 15 anni, suonando in varie band dal carattere grunge e punk-rock.

Da autodidatta inizia poi a suonare alcuni accordi con una vecchia chitarra classica ed a comporre i primi brani spiccatamente intimisti, che le danno la possibilità di esprimere i suoi pensieri in musica. Continua da allora a coltivare questa sua ‘anima solista’, né cantante né chitarrista ma voce e corde come esigenza espressiva del suo mondo interiore.

In autoproduzione pubblica il sui primo album ‘Non so che farmene di me’.

In seguito firma un contratto con l’etichetta ‘PMS Studio’, sotto la quale è da poco uscito l’album ‘Pagliaccio di ghiaccio’, del quale si sta già preparando la versione live.

L’opera è un viaggio di emozioni provate dalla cantautrice, percorsi di un’esistenza spesso accompagnata da inquietudini ed un forte senso di inadeguatezza che fa da sfondo.

Protagonista in ogni brano, il suo vissuto scivola da racconti di vita quotidiana, spesso sottovalutati dai più, all’introspezione analitica nel radiografare ogni minimo stato emotivo, non per ciò che è ma per le emozioni che ci lascia nell’esserlo, nel bene e nel male.

Il brano che dà il titolo a questo lavoro rappresenta la doppia anima in contrasto, che coesiste dentro ciascuno di noi. Il pagliaccio infatti non è altro che la parte scomoda di sé, a tratti ingombrante, della quale vorremmo spesso poter fare a meno ma dalla quale non possiamo riuscire a svincolarci, in quanto parte della nostra essenza. Questo pagliaccio talvolta diventa di ghiaccio e ci paralizza le intenzioni, disarmandoci. Così come nel brano ‘Non è mica semplice’, anche in ‘Pagliaccio di ghiaccio’ la narrazione è quella della visione del ‘proprio sé’ che ci accompagna, a prescindere dal nostro volere. Quando si sente troppo stretto, questo alter ego evade, prendendo il sopravvento sul vissuto quotidiano.

Testi di protesta più cruda, come ‘L’abito migliore’, ‘In cima a questa nuvola’ e ‘Molesta’, hanno un filo conduttore di denuncia sociale contro il sistema, insito nell’essere umano.

Nel brano ‘Kurt’ le emozioni si accavallano in un turbinio, memoria del padre di ogni sua ispirazione interiore, che sapeva donare le viscere sotto forma di musica.

‘Fragili parole’ narra di una coppia che non si vuole arrendere alla realtà dell’imminente separazione. Rapporto ormai logoro, nel quale le colpe si rinfacciano, che almeno apparentemente non ha più nulla da offrire ma che, per paura, abitudine o affetto, non si vuole ancora chiudere.

Questo si nota in alcuni passaggi che evidenziano la volontà ma solo a parole, di andare via sbattendo la porta e terminando così una discussione che non porterà a nulla se non ad ulteriore dolore. La realtà però è ben diversa, poiché invece i due rimangono in quella stanza, legati alle abitudini, senza avere il coraggio di prendere per primi la fatidica decisione.

Testo straziante, che fa trasparire un forte coinvolgimento emotivo della protagonista. La voce calda e dolce, a tratti sommessa, tipica della Carli, sottolinea questo trasporto emotivo. La base cadenzata, armoniosa e delicata, quasi volta a proteggere i due protagonisti, ha una predominanza di chitarra e pianoforte, con un buon bilanciamento nel complesso. Vengono ripresi a tratti, sia nelle parole sia nella musica, i grandi Vasco e Grignani.

“Mi ritengo un restauratore di emozioni e cerco di dare un impulso a ciò che andrebbe lasciato nel rusco”

Artista dalle mille sfaccettature, tanto diretta nell’espressione del proprio pensiero quanto delicata nelle modalità di esposizione. I suoi testi vanno prima ascoltati e poi arricchiti con la musica.

Stefania Castino

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