IL “VENTO A MONASTIR” DEGLI EMOTU

“VENTO A MONASTIR” è il nuovo singolo degli Emotu, band italiana che da alcuni membri di un precedente sodalizio, inizia la sua carriera intorno al 2006 arrivando prestio ad aprire i concerti di importanti realtà musicali italiani come Negramaro, Terrakota e altri noti artisti. Linserimento del brano Nilogrigio in diverse compilations nazionali, fa avviare un percorso per realizzare una nuova identità artistica; e dopo unintensa esperienza live, si definisce la nuova line up con l’arrivo di musicisti professionisti, provenienti dall’area indipendente come Ladri di Biciclette, ma anche da gruppi noti come i Litfiba.

A maggio 2018 esce in anteprima lalbum Meccanismi imperfetti, il quale viene ben recensito dalle riviste musicali più esclusive, a testimonianza della potenzialità del primo singolo estratto, dal titolo Ogni centanni, che non a caso vince il ParmAwards 2018.

Vento a Monastir è il secondo singolo che – se dalle sonorità elettroniche sulla quale si addensa la base melodica, sembra essere emblema di un universo artificiale – le parole, ci trasportano in un mondo ancestrale. L’ascoltatore si trova di fronte ad un contrasto tra il dispiegarsi di questi suoni avanguardisti da una parte, e un testo che allude ala pura essenzialità dall’altra, ponendo in risalto la contraddizione esistenziale che mina l’uomo, immerso tra un progresso tecnologico in continua espansione, e il bisogno di sentire la unione con la propria umanità, con la natura. Si spiega quindi perché, nel testo della canzone venga citato un posto come l’Africa, il continente che per antonomasia rappresenta l’opposto dell’attuale sviluppo, quasi un regredire delle nostra attuale condizione, la cosiddetta “civiltà”, ma allo stesso tempo, un ritorno alla nostra più vera essenza. L’universo primordiale insidiato da quel buio che ci impedisce di distinguere i contorni, in cui le forme sono confuse ammassate le une alle altre com’era nello stadio a principio di tutto, accorpa come un grande buco nero, la stessa voce baritonale del cantante della band. “VENTO A MONASTIR” appare quasi come un remake di quel capolavoro letterario di Conrad intitolato “Heart of darrkess” e di cui “Apocalpse now” di Coppola ne è stato l’adattamento cinematografico: l’oscurità che nel film si vede permeare il cuore di un incomparabile Marlon Brando, in “Vento a Monastir”, è convogliata dalla sonorità abissale che le influenze dei Depeche Mode depositano su uno strato di puro cantautorato italiano. E la purezza qui rimane una traccia lasciata dal passato e da ritrovare, con un percorso inverso da porre in atto, non per regredire ma per fare ritorno su una terra conosciuta ma ancora da esplorare. Soltanto così quell’oscurità verrà rischiarata da una luce nuova, non perché prima non era presente ma perché, manifestandosi, darà il via ad una rinascita: diventa un sole che rinasce. “Rinasce in me il sole…come fossi in Africa…”

Sonia Bellin

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