MY&ESCORT “l’INTERVISTA”

Buongiorno Alex, puoi dirci cosa bolle in pentola?

Un sacco di roba. Che poi le idee in fermento riescano anche a trovare la via per essere realizzate è sicuramente un’altra storia.

Ho scritto la bozza di una sceneggiatura per una miniserie di cui ovviamente curerò la colonna sonora qualora riuscissimo a realizzarla.
Ti dico la verità… Contavamo nel riuscire a vincere un bando, così non è stato e quindi tutto verrà procrastinato a data da destinarsi. Spero vivamente non rimarrà un sogno; del resto la cifra per realizzarla è davvero alta.

Tra le cose più realistiche c’è che stiamo prendendo accordi per la registrazione di 3 nuovi brani molto belli con il nostro produttore “storico”, Matteo Franzan.

In fase di discussione c’è anche la pubblicazione di un paio di live in studio datati gennaio 2016. Si tratta di 13 tracce inedite che avevamo registrato per un’eventuale promozione nei confronti di qualche casa discografica potenzialmente interessata al progetto.
Alla fine non se n’è fatto niente per tutta quelle serie di corsi e ricorsi storici che la nostra band incontra spesso sul suo cammino.

Stiamo riflettendo quindi sulla modalità migliore di pubblicare tutto concentrandoci sull’organizzazione di diverse uscite.

Vorremmo fare le cose per bene. 

Siamo del resto piuttosto impegnati coi nostri rispettivi lavori in quella che ancora è la nostra vita “reale” e al contempo non sono mai stato per le pubblicazioni fini a sè stesse.

Stiamo portando avanti un discorso piuttosto ampio, non solo relativo a certe scelte stilistiche, ma anche contenutistiche. E in questo senso, da sempre abbiniamo ogni nostra opera ai lavori di altri artisti, fotografi, pittrici, registi che riescono ad ampliare in modo puntuale ed elegante il nostro universo narrativo.

Tempo e soldi. Sono due fattori estremamente importanti e con cui ci troviamo perennemente a lottare. Se non fosse per loro, usciremmo ogni anno con un botto di materiale bellissimo.

Parentesi estive che cosa ha rappresentato per voi, ma soprattutto cosa avete voluto comunicare?

Parentesi estive per noi, ma preferisco parlare in prima persona visto che sto scrivendo in solitaria e quindi per me, ha rappresentato un punto di non ritorno.

Avevamo puntato tantissimo dal punto di vista emotivo, economico ed energetico su questo progetto. Dopo quasi un anno, quando lo riprendo in mano mi viene un coccolone.

Per me rappresenta attualmente il massimo a livello estetico raggiunto sin’ora dai My Escort e contemporaneamente una legnata sui denti potente.

Le aspettative che avevo covato per mesi sono state deluse in modo totale.
Se a livello locale e per nostri meriti la band è arrivata ad un livello molto interessante, l’impatto mediatico a livello nazionale è stato pari a zero.

Qualche buon piazzamento in classifica non è bastato per fare uscire la band dall’anonimato.

Quando inizialmente parlo di punto di non ritorno parlo di 3 cose fondamentali.

La prima è stata una rottura all’interno della band. Volenti o nolenti, le aspettative deluse hanno sancito la fuoriuscita di due membri a cui tenevo molto, Milan e Davide.

La seconda è stata la consapevolezza relativa al mondo degli uffici stampa. Puoi avere il miglior prodotto del mondo, ma se non hai tanti, tantissimi soldi da spendere in Italia non vai da nessuna parte. E questo ha fatto ovviamente rima con una forte disillusione e la relativa presa di coscienza che combinare davvero qualcosa con la musica oggi e in questo paese è sostanzialmente impossibile; nessuno è realmente interessato a battere i pugni per te se non te stesso. A meno, ripeto, di tanti soldi e raccomandazioni.

La terza è che indipendentemente da tutto mi sono reso conto che non potrei mai produrre nulla sotto ad un certo livello qualitativo.
Questo, assieme al sempre più diffuso concetto di streaming, di musica “liquida”, mi ha fatto arrivare a credere che devo mettere da parte l’urgenza e la voglia di emergere.
La musica per me è una cosa seria, nessuno mi corre dietro e quindi pubblicherò solo al mio miglior livello possibile, quando potrò farlo.
Mi tiro sostanzialmente fuori dal circuito album – singoli – video – tour – album – singoli – video – tour…

Chi e se deciderà di ascoltarci, lo farà se riuscirà in un modo o l’altro ad intercettarci. Ovviamente, nel nostro piccolo noi cercheremo sempre di promuovere i nostri lavori, ma concentrandoci più sulla qualità e senza avere la smania di arrivare da qualche parte.

Del resto ho sempre scritto per amore nei confronti della musica, spinto dal piacere di raccontare quello che mi passa per la testa.

In buona sostanza, accetto il piccolo posto ritagliato negli anni e lo utilizzerò per portare avanti delle cose senza ansie.

Il resto lo lascio a chi riuscirà a far meglio di me.

Chiudendo velocemente sulla seconda parte della domanda e saltando a piè pari la parte relativa al contenuto dell’opera che chiunque andasse a consumarla potrebbe ricavare da sé, abbiamo voluto comunicare la nostra volontà nel produrre eleganza, personalità, abbiamo voluto far trapelare la nostra visione del mondo, fatta di sentimenti, di colori, di ricerca del bello e di senso.

Qual è la band o l’artista a cui vi ispirate o vi siete ispirati per diventare i My&scort?

Non esiste una band che noi si possa prendere a modello. Ascoltiamo e amiamo una marea di musica. Ultimamente molta roba elettronica che arriva soprattutto dall’Inghilterra.

Se però devo necessariamente citare un nome, in questo particolare periodo della mia vita mi sento molto vicino ad una band che da un po’ di tempo si è presa un periodo di pausa, i Thirteen Senses, un gruppo della Cornovaglia.

Come vedi la situazione discografica italiana?

Non bene.

Dici discografia e quando dici discografia ci vedo solo accordi tra radio, chi pilota le classifiche, cessione di edizioni. 

Un mercato, un vero e proprio mercato.

La musica è arte e quando si mette sullo stesso piano l’arte e il mercato, non può che uscirne qualcosa di ipocrita, qualcosa di scritto ad hoc per quella o quell’altra fascia di utenza.

Questo non significa che non ci siano grandi band o grandi artisti, sia tra i big che tra gli emergenti. 

Ma se questo paese, dove il clientelismo è la parola d’ordine, fosse più meritocratico e attento alla materia trattata, ci sarebbe molta più bellezza in circolazione.

Del resto è molto più facile creare fuffa in serie per poterla veicolare utilizzano stilemi ben noti e controllare così che le cose seguano percorsi ben rodati e senza rischi; cose che per chi investe sono essenziali.

Oggi la musica nuova non è più in mano né a chi la crea, né a chi la fruisce. E’ in mano ai mediatori: discografici, uffici stampa, radio… Gente che spesso non sa nemmeno cosa sia un accordo. Gente che campa grazie agli artisti e agli ascoltatori. L’unico suono a cui è davvero interessata la maggior parte di ‘sta razza odiosa di persone è quello dei soldi.


Se da domattina nessun artista producesse più nulla per un paio d’anni, risparmierebbe innanzitutto quattro soldi e tutti i minchioni sopra citati smetterebbero presto di esistere: creperebbero di fame, perché a parte chiacchierare e vender fumo altro non sanno fare.

e dei talent cosa ne pensi?

Son fabbriche di soldi per chi li crea, vanno benissimo per la tv e per la massa di capre che rimane incollata a guardarli sperando un giorno di finire anche loro nel paese dei balocchi.

Dimostrano che in Italia ci sono delle voci della Madonna e un’assenza totale di autori decenti.

Possibile che vivano ancora programmi basati unicamente sulle cover? Certo, perché come dicevo prima, creare qualcosa di nuovo è faticoso, rischioso a livello di investimento. I talent invece permettono a tutti di star tranquilli sul divano a sorbirsi versioni trite e ritrite, senza anima, di classici super abusati e super metabolizzati da gente che è stata messa per anni in condizione di credere che la musica nuova con dei contenuti sia un peso.

E allora avanti anche con le tribute bands o coi deejay che ancora oggi nel 2018 ti suonano il medley di Brasil o mettono in piedi spettacoli di artisti che potresti tranquillamente e preferibilmente andarti a vedere in originale…

Pensa poi solo a certi slogan radiofonici “100% grandi successi”… E’ come se volessero dire “tranquilli ragazzi, da noi state comodi, nessuna sorpresa, nessuna fatica”… Un popolo di narcolettici, ecco cosa il sistema discografico è riuscito a creare qui da noi.
secondo te i giovani, che mondo discografico si trovano davanti?

Da un lato, secondo quanto ho scritto sopra, uno schifo totale. Dall’altro, lo streaming, Spotify & co., stanno creando a mio avviso uno scenario in cui tutto sommato vedo anche del buono.

Tolta di mezzo l’ipotesi irrealistica di poter ancora diventare una band a-la U2, esistono comunque delle persone interessate alla qualità.

A mio avviso, cogliendo le opportunità che offre la rete, senza ambizioni legate a guadagni importanti e concentrandosi al massimo sulla qualità, sarà possibile costruire nel tempo un pubblico realmente di livello ed interessato al proprio progetto.

Magari difficilmente si avranno centinaia di persone ai concerti, ma si potrà strategicamente tendere ad una piccola ma soddisfacente fan base, allargando se possibile la visione fuori dai confini delle proprie città, regioni e chissà, nazioni.

con quale artista contemporaneo vorresti fare qualcosa insieme?

Domandona.

In Italia ce ne sono molti, così come all’estero… ma scarto di lato e ti rispondo alzando la posta in gioco. Considero artisti non solo i musicisti ovviamente, ma anche i produttori e visto che mi chiedi una risposta prevedendo un unico colpo, il mio one shot ha come bersaglio nientemeno che Mr. T-Bone Burnett.

Darei un anno di vita per poter lavorare ad un disco con lui. Non scherzo.

Uno dietro agli esordi di gente come Counting Crows o Jakob Dylan per intenderci, oltre che ad un sacco di artisti importanti della musica folk americana, genere di cui sono da sempre affezionato…

Tra l’altro, covo il sogno tra il serio e il faceto di finire i miei giorni assieme a Luca, il bassista, in qualche gruppo di quart’ordine a Nashville… Magari riuscirò prima o poi a convincere pure Daniele, il chitarrista!

allora non ci resta che rimanere in attesa del nuovo lavoro.

in bocca al lupo, buona musica e grazie del tempo dedicatoci

My Escort - LowRes

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