“CALEIDOSCOPICA IN MUSICA” AL TEATRO DI MARZABOTTO

Bologna, 14 aprile 2018.

Attorniato dai splendidi colli bolognesi, nei pressi del il teatro comunale di Marzabotto, si è tenuta CALDEIDOSCOPICA, uno straordinario evento musicale, dove l’impegno della canzone d’autore, approda insieme al divertimento per una serata indimenticabile.

Proprio come un caleidoscopio che, nell’accostare colori fra loro diversi, è capace di creare un’armonia cromatica mai uguale, nel corso della serata, si sono alternati sul palco cantautori di vario genere, ma che uniti insieme, ognuno con il proprio stile, hanno ripercorso una scala tonale variopinta. Contrapposizioni di sfumature di grande originalità hanno dato luogo ad inedite melodie, impreziosite dal contributo indispensabile di grandi musicisti, che con la loro competenza, hanno saputo valorizzare anche il più tenue dei colori, ravvisabile poi nell’arcobaleno di suoni che ogni esibizioni ha saputo sfoggiare.

Presentata da Eugenia Palumbelli e organizzato da Gedrizz, l’evento prende il via con il bluesman Dona (Donatello Ciullo), che per l’occasione si fa accompagnare da musicisti di grande talento, tra i quali, il sassofonista Renzo Benvegnù ( che vanta collaborazioni con una delle voci di Alan Parson Project e con il tastierista Steve Jeffries, il tastierista Filippo Del Mastro (già tastierista dei New Trolls e ora degli storici The Trip); alla chitarra Donatello si è fatto aiutare da Denis Ciccardi , mentre alla batteria c’era Pietro Curreri e al basso lo stesso Gedrizz. I diversi generi da cui provengono tali elementi della band, si riversano nella commistione di influenze creatasi: la carica e il ritmo del caro e vecchio blues- com’è nello stile di Dona- con l’energia del rock della chitarra elettrica e del basso, e la raffinatezza concessa dal sax di Renzo Benvegnù, nonché dalle tastiere di Filippo del Mastro. Tra i brani proposti dal Dona il suo nuovo singolo “Gatto”, in dialetto foggiano, disponibile anche in tutti i digital store e un’ inaspettata versione di “Anime”, con la cantante Mariandrea. Giovane cantautrice dalla voce potente, anche Mariandrea ha allietato il pubblico con il suo nuovo singolo “Io non so dire mai”, un brano molto personale, accompagnato da un videoclip visualizzabile su Youtube.

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E’ il turno poi del cantautore Gianluca Naldi, cresciuto a pane e De Andrè, appassionato di musica folk-acustica, e che per questo si fa spesso ad accompagnare dal suo amato banjo, per questa occasione ha preferito la chitarra acustica. Il primo brano è “I più soli sulla terra”, una canzone che Gian Luca dedica alla classe politica italiana, attraverso parole dirette, le quali, con un linguaggio crudo e senza mezzi termini, risentono del famoso “Cirano” di Guccini e, più in generale, dello stile stesso del cantautore modenese. Cantato con perentorietà, il cui intento accusatorio, è il risultato di una classe dirigente inefficiente, Naldi si fa portavoce di chi vorrebbe reagire a tutto questo, consapevole del fatto che risvegliare le coscienze è soltanto il primo passo verso quella che potrebbe essere la giusta strada, dove al momento si è “soli” e dove, è proprio la luce del sole a mancare. Per restare in tema con le metafore atmosferiche, non sembra un caso che Gian Luca proponga anche “Sono solo nuvole”, un brano più introspettivo, in cui l’artista sembra voler soffermarsi sulle emozioni che sono “addormentate sul cuore” e si sta allora in silenzio, per paura di svegliarle; la voglia di non lasciare fuggire via quello stupore , in un cantato dolce, e di notevole confidenzialità. “A volte tornano e poi scompaiono, inghiottendo quella luce, su di noi piangono”: altro non sono che i “momenti bui”, che però il vento allontana l’attimo dopo, lasciando di nuovo libero il paesaggio, facendoci intravedere una luce, talvolta più forte di quella precedente. Infine il cantautore propone in anteprima esclusiva anche il suo nuovo singolo “Tutto quello che”, arrangiato da Renato Droghetti al San Luca sound, e di cui l’uscita è prevista il 7 Maggio. Un brano questo che, sembra essere dedicato a ciò che abbiamo atteso inutilmente per troppo tempo: “Tutto quello che hai aspettato, che non è arrivato, è ormai perduto”, il guardarsi indietro, di tutto quello che abbiamo sperato, di un sogno che è sfumato…

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E’ poi la volta di Alfonso Oliver, reduce da un tour in Ucraina dove si è esibito nei teatri più importanti delle principali città, registrando sempre tutti sold out e dove il suo ultimo singolo “Vinceremo”, riproposto in quest’occasione, ha ottenuto e continua tutt’ora ad ottenere, un grande successo e una valanga di condivisioni. Introdotta dalle parole dello stesso artista, il quale sottolinea quanto nella canzone, non si parli affatto di guerra, ma di sogni, e di quanto siano questi, il vero motore della nostra vita, e di come il mondo, sia capace oggi di rimanere in piedi grazie alla speranza che da questi stessi sogni viene alimentata. Una canzone quindi senza nessuna pretesa, scritta per le persone e per coloro che ripongono nella speranza, tutta la loro fiducia, guardando in avanti sempre con il sorriso e con la capacità di credere che un giorno, tutto sarà migliore. Dal ritmo decisamente più cadenzato, ma puntando sempre alla profondità, Alfonso si mette in gioco con un “Giro giro tondo”, per poi passare all’intensità del brano “A fuoco lento”, la quale, al pari di “Vinceremo”, ostenta tutta la potenzialità vocale del cantautore, testimoniando l’influenza del canto lirico nella sublime tonalità di Oliver.

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A fare la sua comparsa nel palco poi, il cantautore Marco Belluzzo, con la sua immancabile armonica, e che, mentre propone la sua “Non si può capire”, lascia travolgere il pubblico dal sentimento e dalla passione, risuonati attraverso le corde della chitarra acustica. Con il brano “Tutto vero”, Belluzzo incornicia in un quadro immortalato nel tempo, l’amore vista dalla prospettiva della quotidianità, ma che, nonostante tutto, resiste alle intemperie del tempo e anzi, forse grazie a questa sua forza, riesce a travolgerci con la sua onda potente e carica di calore. E la spontaneità delle influenze dal carattere più raffinato affiora soprattutto in “Rimanere in equilibrio”, nel cercare di risolvere quella dicotomia tra il cercare la propria stabilità e il lasciarsi andare, qualcosa che ci riguarda tutti in quanto esseri umani e qualcosa che, evidentemente, rende esplosivo il brano, nonostante la linearità melodica che lo attraversa, creando un momento riflessivo che va al di là della durata della canzone stessa.

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L’ultimo ad esibirsi, se si omette la chiusura di Donatello, è Marcello Romeo che incanta il pubblico con la melodia scaturita dall’intensità di “Via Zamboni 33”, per poi proporre scenari di vita quotidiana in “Sembrava un film”, la suggestione e la sensualità di “Liquidambra”, si amplificano nella versione in lingua spagnola di “Di Mondi”, che diventa “Feliz como tu” e che la voce di Serenella Occhipinti, grande ospite della serata, rende indimenticabile e di una passionalità senza uguali, un pezzo già di grande impatto emozionale.

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A chiudere definitivamente la serata, ritorna sul palco Donatello con la sua band, questa volta con un’atmosfera più distesa, a rendere tributo al compianto Pino Daniele, dove ancora una volta, il sax di Renzo Benvegnù conferisce quella raffinatezza, il cui tocco struggente di Filippo del Mastro, attraverso il pianoforte, non tralascia nemmeno un dettaglio della poesia del maestro del blues.

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Sonia Bellin

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